“Forza G”, un tuffo nel passato con il film di Duccio Tessari

Forza G (1972) | durata 105 min

Regia: Duccio Tessari
Attori: Riccardo Salvino, Pino Colizzi, Mico Cundari, Giancarlo Prete, Ernesto Colli, Dori Ghezzi, Magda Konopka, Anita Strindberg, Esmeralda Ruspoli, Barbara Bouchet
Sceneggiatura: Duccio Tessari, Gianni Orlando, Giovanni D’Eramo
Fotografia: Stelvio Massi
Montaggio: Mario Morra
Musiche: Ennio Morricone
Produzione: Franco Cristaldi per Vides Cinematografica
Distribuzione: United Artists Europa
Formato: Panoramica, Kodakcolor

Trama: Gianni Orlando ha avuto fin da bambino un solo sogno:
diventare pilota della Pattuglia Acrobatica Nazionale “Frecce Tricolori”.
Riuscito a entrare, grazie all’influenza della propria famiglia,
nella compagine acrobatica viene accolto con diffidenza
dai colleghi e dai superiori, che pur ne apprezzano l’intraprendenza,
ed è quindi relegato al ruolo di riserva,
perché non ritenuto ancora maturo per volare in formazione.
Durante un’importante competizione internazionale,
Gianni riesce a convincere i colleghi a eseguire una figura da lui ideata,
portandoli alla vittoria sulla pattuglia acrobatica inglese.























(tratto da “La meravigliosa avventura” di Renato Rocchi - Aviani Ed.)

A fine stagione [1971] qualche amarezza con l’uscita del film “Forza G”,
un lungometraggio girato per mesi a Rivolto, con un cast di attori
più o meno professionisti, sotto la regia di Duccio Tessari.
Il soggetto era “top secret”.
A Rivolto Tessari girò soltanto la parte volo, il resto fu girato a Cinecittà.
Il ‘trait-d’union’ tra la PAN e la ‘troupe’ cinematografica
era tenuto da Valentino Jansa. Senz’altro l’elemento più idoneo,
per la sua disponibilità e per il suo trasporto per l’ambiente.
Già a giugno, a Roma, a noi ed a pochi intimi, la pellicola era stata
presentata in visione privata. Personalmente non mi portò all’entusiasmo,
anche se i colori erano puliti, d’effetto, la musica stupenda;
era povero quel film nella trama, più ancora: puerilmente bugiardo.
Ma quanto più mi ha indignato è stata la trovata del “doppio tonneau”
- la figura che comporta il più alto coefficiente di difficoltà,
nei confronti delle altre, - bomba compresa -, una figura nata nel 1954
a Villafranca - ideata dai piloti dei ‘Getti Tonanti’.
Adesso per usi e consumi cinematografici, il “doppio tonneau”
lo facevano nascere dal fondo di un letto.
E mi spiego: un giovane pilota di sangue blu, in cerca di gloria,
un giorno, trovandosi a letto con una amica niente male,
si godeva il riposo del guerriero con il pensiero fisso
su una nuova figura acrobatica, una figura vincente da proporre
al suo Comandante, quando squilla il telefono...
l’apparecchio però era “parcheggiato” sul comodino
della bella compagna, perciò non gli restava che passare
con una elegante rotazione dall’altra parte,
sfiorando il corpo di lei, e... voilà raggiunto il telefono...
Con quel passaggio nasceva l’idea del “doppio tonneau”.
Poi, grazie a questo autentico ‘outsider’, le ‘Frecce Tricolori’
vincono la Coppa del Mondo.
Una competizione che non esiste nella disciplina
del volo acrobatico collettivo. E grazie a Dio!
Un film che degrada, di più, offende un’attività esaltante,
un lavoro che pretende serietà e ferro in bocca,
fatto tutto di sacrificio, di passione, di determinazione,
dove la superficialità e il sottogamba sono messi al bando.
Nei giorni che il film uscì in circuito - mi trovavo a Roma -
allo Stato Maggiore, per motivi di ‘bottega’.
Saputolo il Gen. Giulio Rosica - Capo del 5° Reparto dello S.M.
- il responsabile, tra l’altro, delle Relazioni esterne
e interne dell’Aeronautica - mi convocò nel suo ufficio.
Mi presentai da militare, e, non dandomi il ‘comodo’,
rimasi sull’attenti per sentirmi dire:
«Appena rientra a Reparto dica al suo Comandante di informare
il personale
- in particolare i piloti - di non - ripeto non -
presenziare ad una ‘prima’ di “Forza G”.
Declinate ogni invito. È un ordine.
»
Al signorsì, aggiunsi: «Ma se le mogli insistono per vederlo?».
«Accompagnino pure la moglie e i figli, ma in borghese!».
Mi congedai sbattendo i tacchi.
E l’ordine in Pattuglia fu recepito e, naturalmente, eseguito.

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