I romani della Pattuglia intervistati durante l’airshow di casa

In occasione dell’evento ormai passato e svoltosi al Lido di Ostia del 27, 28 e 29 giugno scorsi (Roma International Air Show), abbiamo avuto modo di fare due chiacchiere con i piloti ed in particolare con il Comandante della Pattuglia, Magg. Jan Slangen, il Solista, Cap. Fabio Capodanno ed il Magg. Stefano Centioni, Supervisore all’Addestramento Acrobatico.

Iniziamo la nostra intervista, seguendo l’ordine enunciato nel paragrafo precedente.

Magg. Jan Slangen (Comandante Pattuglia Acrobatica Nazionale)
Cosa l’ha spinta ad entrare nell’A.M. e cosa rappresenta per lei? Insomma, ci parli un po’ di lei e del suo percorso formativo.
Sono entrato in Accademia Aeronautica nel 1994, per seguire la passione per il volo e per diventare un Ufficiale dell’Aeronautica Militare, successivamente ho conseguito il brevetto di pilota militare presso le scuole di volo negli USA e sono stato assegnato alla linea AMX, presso il 32° Stormo di Amendola. Nel 2004 ho partecipato alla selezione per entrare a far parte delle Frecce Tricolori, ove ho ricoperto i ruoli di gregario, Capoformazione ed ora, dall’ottobre 2012, di Comandante.

Lei con 3200 ore di volo, dovrebbe essere se non il più, uno dei più esperti della Pattuglia. Dalle documentazioni messe a disposizione dall’A.M. e dalla descrizione che ha dato di lei lo speaker nel corso dell’evento, mi è sembrato di capire che lei coordini la Pattuglia e le manovre della stessa da terra.
Esatto, contrariamente a quanto si possa pensare, il Comandante delle Frecce Tricolori durante le manifestazioni aeree non è in volo ma ha il compito di coordinare e controllare tutte le fasi del volo direttamente da terra in costante collegamento radio con la formazione. 

Un fatto interessante questo. Per quale motivo vengono effettuate queste scelte? Quanta difficoltà presenta questa coordinazione da terra?
Il Comandante delle Frecce Tricolori prima di ricoprire questo incarico é stato prima gregario e poi Capoformazione, maturando così l’esperienza necessaria a coordinare il tutto dalla stessa prospettiva del pubblico.

In più, sono a conoscenza del fatto che specialmente nei mesi invernali si lavora duramente per l’addestramento dei piloti, che salgono in cielo anche 2/3 volte al giorno per preparare poi queste fantastiche coreografie.
Il volo delle Frecce Tricolori si svolge completamente a vista, ciò vuol dire che i piloti non hanno a bordo dei loro aerei delle strumentazioni capaci di indicare loro la corretta posizione all’interno della formazione. Per questo motivo, occorre addestrarsi quotidianamente da ottobre ad aprile per essere poi pronti per la stagione acrobatica che solitamente inizia a maggio.

È presente in lei un po’ di emozione ogni volta che deve coordinare queste operazioni che porteranno ai tricolori, nonostante sia più che abituato a vivere una situazione di questo tipo?
Assolutamente si, l’emozione di dirigere una squadra capace di rappresentare i valori e le professionalità dell’intera Aeronautica Militare continua ad emozionarmi giorno dopo giorno. 

La manovra dell’ “incrocio” forse è una delle più difficili. Come si coordina e soprattutto come si prepara una manovra del genere?
Gli incroci sono sicuramente figure che vanno curate nel minimo dettaglio, all’interno della formazione Pony 6, leader della seconda sezione, è il pilota responsabile della tempistica degli incroci e dei ricongiungimenti.

Un’ultima domanda: tre aggettivi per descrivere questa disciplina e quali devono essere le credenziali affinché qualcuno possa pensare entrare a far parte della PAN?
Passione, dedizione e perché no, un pizzico di coraggio. I piloti delle Frecce Tricolori infatti sono piloti dell’Aeronautica Militare con un forte bagaglio di esperienza professionale provenienti dai reparti caccia, che accedono alla Pattuglia acrobatica attraverso una selezione; terminata la loro parentesi qui, rientrano nei loro reparti di provenienza.

Ringraziando di cuore per la disponibilità il Maggiore Slangen, passiamo ora al “mago” del volo, ovvero alla persona che tiene alta la tensione di migliaia di spettatori con le sue manovre molto affascinanti, ma allo stesso tempo al limite dell’immaginazione.

Parliamo del Solista, il Cap. Fabio Capodanno
Ci può gentilmente dare una breve descrizione di chi sia Fabio Capodanno e come si è avvicinato all’A.M.?
Sono entrato in Aeronautica Militare nel 1999 con il 119° corso AUPC. Ho frequentato il corso per il conseguimento del brevetto di pilota militare presso la base di Galatina (Lecce). Assegnato alla linea caccia, ho frequentato il corso di conversione su velivolo AMX presso la base di Amendola dove ho anche trascorso circa tre anni con il 13° gruppo. Dal 2006 assegnato alle Frecce Tricolori, prima come Pony 7 e 4, poi dal 2011 come Pony 10.

Il ruolo del Solista può esser definito come uno dei più difficili all’interno di una squadra?
Non definirei il ruolo del Solista come il più difficile; ogni posizione all’interno della formazione ha le sue peculiarità. Sicuramente, quello del Solista è un incarico molto delicato, che richiede equilibrio, attenzione e sicuramente un po’ di esperienza all’interno della formazione.

Come deve essere “il Solista”, sia a livello caratteriale che mentale per intraprendere tutte quelle manovre eccitanti, ma al limite dell’impossibile per tutti gli spettatori?
Il profilo caratteriale del Solista non credo debba essere “inscatolato” con parametri precisi; di sicuro l’equilibrio e la consapevolezza del proprio lavoro credo siano fattori indispensabili per affrontare al meglio ed in piena sicurezza questa esperienza affascinante.

Cosa si prova ogni volta che si sale su un aereo del genere e si è consapevoli di doversi mettere in evidenza davanti a migliaia di appassionati? 
Credo che l’obiettivo migliore da perseguire sia il risultato collettivo e non la prestazione personale, anche se capisco che possa sembrare il contrario visto il ruolo del Solista.

Davvero entusiasmante è la manovra che la vede transitare di fronte alla costa con l’aereo rovesciato allingiù. Ci può parlare di questa manovra? Qualè il suo grado di difficoltà?
Il volo rovescio possiamo definirlo come l’assetto basico del volo acrobatico, va assimilato al meglio proprio perché rappresenta il cardine di quasi tutte le manovre acrobatiche. Non prevede accelerazioni molto stressanti ma di sicuro nelle fasi iniziali è un po’ scomodo da gestire.

Mentalmente e psicologicamente, questa attività deve consumare molte energie...
Il dispendio di energie sia fisiche che mentali è decisamente alto. Proprio per questo è importante conoscere al meglio il proprio fisico per meglio preparasi sia dal punto di vista ginnico che emotivo.

Ringraziando anche il Cap. Fabio Capodanno, ora passiamo al Maggiore Centioni supervisore della PAN, lui che di ore in volo ne ha vissute davvero tante.

Magg. Stefano Centioni, ci parli un po’ di lei...
Sono nato e cresciuto a Roma, dopo aver frequentato l’Istituto Tecnico Aeronautico “Francesco De Pinedo” ho cercato di concretizzare la passione e lamore per il volo che avevo fin da bambino cercando di diventare un pilota. Nel 1997 sono così entrato in Accademia Aeronautica con il corso Urano IV e dopo un lungo percorso di studio e volo nel settembre del 2003 ho coronato il mio sogno conseguendo negli Stati Uniti il brevetto di pilota militare.

Dalle documentazioni reseci a disposizione, lei ormai ha terminato il suo percorso in volo con le “Frecce” ed ora è supervisore dell’addestramento. Era più semplice coordinare le manovre in volo, oppure occuparsi di selezionare il personale o tracciare un percorso di addestramento?
Queste tre sono tutte attività molto delicate, che come tali vengono affrontate con attenzione e meticolosità da parte di tutti i componenti del gruppo interessati. In particolare il coordinamento delle manovre in volo spetta al Capoformazione, Pony 1, il Magg. Mirco Caffelli il quale quotidianamente comanda e coordina tutta la formazione durante il volo. Per il percorso di addestramento vengono invece messe a fattor comune tutte le esperienze dei piloti più esperti per poter fare in modo che i Piloti neo assegnati raggiungano nei tempi previsti l’elevato standard volativo.

Quanto dura in media l’esperienza di un pilota all'interno della squadra delle Frecce Tricolori?
La durata media è circa 5 anni, trascorsi i quali si rientra a far parte dei reparti operativi dell’Arma Azzurra, quei Reparti che ci hanno visto crescere e che per questi anni abbiamo orgogliosamente rappresentato. 

In conclusione: cosa le ha portato in tanti anni questa bellissima esperienza?
Una disciplina molto bella, ma che chiede diversi sacrifici. Quello che porterò sempre con me sarà l’affetto della gente e l’emozione di aver rappresentato con fierezza il mio paese. Quando sei un pilota della PAN ricevi un calore ed un’attenzione che sono unici. Io quel calore ed affetto mi sento di averli ricevuti rappresentando tutti quei colleghi Piloti e Specialisti che lavorano nella Forza Armata dentro e fuori i confini Nazionali lontani dalle loro famiglie e dai loro figli, in questi anni sono loro che ho rappresentato e di ciò sono orgoglioso.

Tre aggettivi per descrivere la sua lunga esperienza da pilota e supervisore all’addestramento.
Ce ne vorrebbero mille ma mi limito a dire di essere riconoscente con chi ha avuto fiducia in me e con chi mi ha supportato e continuerà a farlo nel corso degli anni.

Ringraziamo di cuore l’Aeronautica Militare per la disponibilità e i piloti per la bella e lunga chiacchierata che ci hanno concesso.

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